Le parole della Ministra Alessandra Locatelli hanno aperto la giornata dedicata ai 25 anni della Cooperativa Sociale
Un nuovo approccio per l’inclusione e la cura di persone con disabilità, disturbi del neurosviluppo o psicoemotivi
Villa Guardia (Como), 31 ottobre 2025 – Sono state le parole della Ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, affidate a un videomessaggio, ad aprire la mattinata di ieri – giovedì 30 ottobre – a Villa Guardia (Como), dove la Società Cooperativa Sociale Centro Progetti Educativi ha inaugurato la sua nuova sede operativa di via Belvedere 12, in occasione dei 25 anni di attività.
Un compleanno che non è stato soltanto una festa, ma l’avvio simbolico di una nuova fase per una realtà che da un quarto di secolo rappresenta un punto di riferimento per bambini, ragazzi e adulti con disabilità, disturbi del neurosviluppo e disturbi psicoemotivi.
Il nuovo edificio, ampio 1.500 metri quadrati, si è mostrato in tutta la sua bellezza: spazi luminosi, accoglienti e pienamente accessibili, pensati per rispondere in modo sempre più tempestivo e coordinato ai bisogni educativi, terapeutici e riabilitativi delle persone seguite. Al suo interno prenderà vita un modello integrato di intervento che unisce l’approccio clinico, educativo e sociale, costruendo un percorso personalizzato centrato sulla persona e sul suo contesto di vita.
Il taglio del nastro ha visto la partecipazione dei referenti della Cooperativa Sociale – tra cui il Presidente Giancarlo Campolongo che ha dato il benvenuto, del sindaco di Villa Guardia Paolo Veronelli e dell’assessora ai servizi sociali Giulia Pedroni, insieme al consigliere provinciale Valerio Perroni.
A seguire, il pubblico ha potuto ascoltare lo speech di Mapi Danna, specialista in Human Sustainability, esperta di dinamiche relazionali e ideatrice del percorso “Le 6 porte della Leadership del Riconoscimento”. Il suo intervento, dal titolo evocativo “Da campi di battaglia a campi di semina – Il potere del Riconoscimento per fiorire, insieme”, ha offerto una riflessione profonda sul valore del riconoscere sé stessi e gli altri come atto di crescita, coesione e umanità.
La direttrice del Centro Progetti Educativi, Antonella Mazzillo ha poi raccontato come il nuovo spazio rappresenti un passo decisivo per rafforzare la qualità dell’offerta socio-sanitaria, sottolineando l’importanza di un ambiente capace di favorire benessere, partecipazione e autonomia. Annalisa Tofani, direttrice sanitaria e medico neuropsichiatra ha spiegato l’attività del Centro all’interno del modello continuativo di cura.
“Ciò che incontriamo ogni giorno nelle famiglie, nei ragazzi, nei bambini, va oltre l’ordinario, abbraccia aspetti di fragilità che, negli ultimi anni, si sono amplificati – ha spiegato Antonella Mazzillo -. La sofferenza emotiva/psicologica correlata a contesti familiari e sociali vulnerabili è peggiorata negli ultimi anni con cifre documentate. Le statistiche ce lo ricordano con chiarezza: in Italia, al 31 dicembre 2023, risultano in carico ai servizi sociali 374.310 minorenni, dei quali 113.892 sono vittime di maltrattamento (30,4 %). Questo rappresenta un aumento del 58 % rispetto al 2018. Un’indagine italiana mostra che tra gli adolescenti 15-19 anni la percezione della propria salute è scesa sotto la sufficienza (5,9/10) e che il 64 % ritiene che la casa o la struttura in cui vive non sempre sia un luogo sicuro. Tutto questo significa che molte delle situazioni che arrivano a noi non sono semplicemente complessità clinica: sono complessità relazionale, economica, sociale, traumatica. In questo luogo abbiamo scelto di non prescindere da queste dimensioni. Perché crediamo che prendersi cura significhi guardare l’intero sistema (il bambino, l’adolescente, ma anche la famiglia, il contesto, la vita quotidiana). Significa porre al centro la persona nella sua interezza. Ci muove il desiderio di riparare (non nel senso di tornare indietro), ma di rimettere in ordine, di restituire dignità, relazione e connessione a chi ne è stato privato. Riparare, nel suo significato più profondo, è dare nuovamente forma a ciò che è stato ferito, offrendo uno spazio di protezione e di possibilità. Ci muove il senso di giustizia: non sappiamo restare fermi quando la fragilità chiede di essere vista. Ci muove la convinzione che dopo la pandemia non basti tornare come prima: perché quel prima era già troppo fragile. Aprendo Spazio GiraSole, vogliamo affermare un principio importante, sul quale continuo continuiamo a interrogarci. Le situazioni più complesse non sono un extra del nostro lavoro, ma il cuore del nostro impegno professionale e umano. I bambini con autismo, le famiglie in difficoltà, le fragilità relazionali ed emotive non rappresentano un margine, ma un centro di responsabilità condivisa”.






