Dal 10 gennaio al 1 marzo 2026, l’Art Gallery by Hotel Annunziata di Ferrara ospita “(o)scuri”, la mostra personale di Raoul Beltrame, un progetto espositivo che intreccia materia di recupero, introspezione emotiva e una profonda riflessione sul nostro tempo.
Il doppio significato di “(o)scuri”
Il titolo della mostra gioca volutamente su un doppio livello di lettura. Da un lato gli “scuri” sono il supporto fisico di molte opere: otto lavori sono realizzati su autentici scuri di finestre, mentre gli altri presentano fondi scuri che ne richiamano la funzione visiva. Dall’altro, gli “oscuri” rimandano alla dimensione emotiva, ai sentimenti più profondi e talvolta disturbanti che attraversano la quotidianità: la paura, lo stupore, l’inquietudine, ma anche la capacità di meravigliarsi.
Le opere di Beltrame non cercano una narrazione didascalica, ma invitano a un contatto diretto con ciò che è intimo e non razionale. È un’indagine che passa dalle mani prima che dalla mente, scavando sotto la superficie del visibile.
Materiali abbandonati, nuovi significati
Coerentemente con tutta la sua ricerca artistica, Raoul Beltrame utilizza materiali di recupero: legni trovati sulla spiaggia, plastica raccolta per terra, scarti di lavorazioni e frammenti destinati all’abbandono. Incollare questi elementi su una superficie espositiva non è solo un gesto formale, ma un atto simbolico.
Il rifiuto – vero dramma della società contemporanea – viene nobilitato, sottratto alla sua funzione di scarto e trasformato in veicolo di senso. Le opere diventano così una sorta di “cicatrice visiva”, un tentativo poetico di ricucire la frattura tra consumo, spreco e memoria.
Un percorso che evolve dall’oggetto all’interiorità
Architetto di formazione, laureato a Venezia, Beltrame ha lavorato per anni nel campo della sicurezza nei cantieri edili. Parallelamente ha sviluppato una forte manualità, maturata attraverso l’autocostruzione di arredi e la pratica costante del “fare”.
Il suo percorso artistico prende forma in età matura, in modo spontaneo, nel garage di casa, dove inizia a lavorare con materiali di scarto insieme a Lucia, figlia della sua compagna. Da lì nasce una ricerca che inizialmente si muove su soggetti riconoscibili – come nelle serie Generali e Pesci – per poi evolvere verso una dimensione più astratta nelle serie I Chiodi e Incastri.
In questa fase il gesto manuale diventa strumento di accesso a livelli emotivi profondi, non mediati dal pensiero razionale. Le mani assumono un ruolo centrale, capaci di esprimere ciò che le parole e la logica non riescono a dire.
Il rifiuto come identità e memoria
Pur mantenendo il rifiuto come materiale fondante, l’opera di Beltrame si sposta progressivamente dal quadro inteso come oggetto decorativo a una pratica più introspettiva. Il lavoro diventa strumento di auto-interpretazione, indagine sull’identità personale e sul rapporto tra materia e memoria.
Figura ricorrente della sua produzione è l’“omino di ferro”, sintesi simbolica di questo percorso: fragile e resistente allo stesso tempo, costruito con ciò che resta, come l’essere umano nel mondo contemporaneo.
Oltre la mostra: le proiezioni digitali
Accanto all’esposizione fisica, la mostra si estende anche nello spazio digitale dell’hotel. Le opere di Beltrame saranno infatti proiettate sui wall della hall e della library room, con immagini diverse da quelle esposte, offrendo ulteriori chiavi di lettura del suo lavoro.
Orari delle proiezioni:
8:20 | 10:20 | 12:20 | 14:20 | 16:20 | 18:20 | 20:20 | 22:20
Un invito alla riflessione
“(o)scuri” non è solo una mostra, ma un invito a fermarsi, osservare e riconoscere nei materiali abbandonati – e nelle emozioni più nascoste – una possibilità di trasformazione. Un percorso che parla di rifiuti, sì, ma soprattutto di umanità, fragilità e rinascita.
La mostra, organizzata in collaborazione con Paolo Pallara, sarà visitabile tutti i giorni fino al 1 marzo 2026, con ingresso libero.


